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lunedì 26 marzo 2012

Fast food...at home!

Ore 10.50 Driiin driiiiiin. "Mac?" "Masssssììììì". Lo confesso, ogni tanto scappa anche a noi. Come il pollo di Rinaldo in quel di via Pergolesi (le cagliaritane capiranno), come il pane del Fornaio di via Tuveri,  che non tenti nemmeno a resistere alla tentazione perchè sarebbe un'offesa, ebbene anche il bistrattato Mac D ha il suo fascino. E un cantuccino nelle nostre scappatelle culinarie. Una volta al mese, no more. Perché non c'è solo il big panino, ma anche le big patatine (inutile implorarli vi prego, piano col sale, pianooooo. Non vi daranno retta), e dai anche una little salsa e una - quella per forza - big Coca. Da restare secchi per il pomeriggio intero. A meno che al rientro a casa non si mangi un chilo di macedonia (senza zucchero, naturalmente). Non scioglierà i grassi arrembanti sulle cosce, ma allevieremo un pochino i sensi di colpa.

Bene, una settimana fa avevo voglia di Mac ma, a scongiurare la tentazione, per caso tutti gli ingredienti si trovavano direttamente a casa mia. Tranne le patatine, perché tutto davvero non si può e ultimamente si friggono solo le sebadas (rifuto cotture alternative). Ebbene, tra anelli di cipolle, salsine e ketchup, più qualche foglia di lattuga tanto per iniziare l'azione di autoconvincimento che vitamina scacci trigliceridi, ecco il nostro fast food at home.


Il mio cheeseburger ha una variazione che farà inorridire i puristi, ma ancora inebriata dai fumi fontineschi valdostani, una bella fetta di toma ha sovrastato l'hamburger. Non va bene? Era buono, e questo mi basta :-)

Certo che, se scardinata dai luoghi comuni e rivisitata in chiave light, la cucina americana ha bontà da vendere. Nell'attesa che mi decida a sacrificare il 3x2 di Philadelphia a favore della mia prima cheesecake, e che la mia zia canadese si decida a trascorrere qualche giorno qui, ho scoperto un blog a tema che è una meraviglia http://www.unamericanaincucina.com/, curato dalla bravissima Laurel Evans che, per la mia gioia, ha sfornato anche più di un testo illustrato a tema.

                                               Buon appetito, America! (Gli illustrati)




Edito da Guido Tommasi, è un viaggio nei sapori e nelle tradizioni della cucina statunitense che l'autrice, texana da tempo residente in Italia, ha compiuto personalmente attraversando coast to coast gli Stati Uniti. Confido che la libreria più vicina a casa lo faccia arrivare al più presto. Quella torta di Nonna Papera deve materializzarsi al più presto sulla nostra tavola!!!

venerdì 17 febbraio 2012

Un incontro speziale

L'amore è l'incontro di due cuori. Bella scoperta, direte voi. Infatti non mi avete fatto finire. L'amore è, appunto, l'incontro di due cuori. Ma anche di due menti, due mondi, due...pance.
Ma questa non pensa ad altro che a magnà???
Ragionateci: quando incontrate il vostro/a lui/lei della vita, non è forse una cenetta romantica il primo esame della coppia nascente? E, per farlo contento, non eviterete di cucinarle/gli la trippa? Sì, la trippa. Sfido (e ammiro) qualunque coppia dove entrambi i congiunti amino la trippa. Se la incontrate, o se siete voi, fammelo sapere. Vi adorerò.

Insomma, trippa o non trippa, è anche sui gusti personali, sul forgiarli e modellarli per venire incontro a quelli dell'amato/a (eufemismo del "ma ti pare che cucino due pasti diversi? se lo può scordare") che la coppia diventa tale. O no...? Quindi, abbiate pazienza, contro ogni vostra critica questo post con San Valentino ci azzecca, eccome.

Io sono Cagliaritana (sì, con la C maiuscola) doc, sarda nell'anima gastronomica - culinaria. Lui di Torino. Inutile dire che lui apprezzi sconfinatamente la sua nuova patria mangerecca: delle origini ha conservato torta di pane, bagna cauda, tante cosette in carpione.
No, tranquilli, non è un post di disquisizioni regionaliste. Ma di incontro di pance, dicevo. Incontrandoci, appunto, siamo giunti alla conclusione che a entrambi piace, moltissimo, mangiare etnico. Che per me, anni fa, significava aggiungere un pizzico di peperoncino qua e là. Stop.

Ora, ogni viaggetto in grandi città europee è occasione per provare, ogni sera, un ristorantino etnico diverso. E tentare, una volta tornati a casa, di replicare le meraviglie altrui. Consapevoli che, a meno di permanenze di almeno media durata in terra straniera, sia impossibile restituire ai nostri cibi quel sapore, quei profumi che solo un sapiente uso della tradizione locale e delle spezie è in grado di sprigionare. Comunque, ecco uno dei miei ultimi tentativi


Pollo al curry (accompagnato da riso basmati, scondito ché tanto va accompagnato dalla crema pollesca), infarinato, rosolato - mea culpa - con un pezzetto di burro e fatto cuocere nel latte arricchito appunto dal curry e da un cucchiaio di curcuma. Unico difetto, era troppo poco. Sì, lo so che era merito del burro...

Questo piatto ha richiamato alla memoria un libro acquistato un annetto fa per caso, e senza troppa convinzione forse solo perché non sistemato fra gli scaffali a tema cucina. Un romanzo d'atmosfera, una storia che si dipana tra fragranze e consistenze speziate



Si comincia in India, e questo mi piace già. Ricordo con estrema vividezza i curry mangiati con le mani in Sri Lanka...ragazzi, un'esperienza da provare!!!
Torniamo al nostro romanzo, scritto da Chitra Banerjee Divakaruni per Einaudi, con un ritmo lento e avvolgente che accompagna la storia di Tilo, la Maga delle Spezie appunto, rapita bambina nello sperduto villaggio indiano dove abitava e pronta a offrire la sua esperienza per aiutare i sofferenti, nel corpo e nell'animo, che passano dalla sua bottega
Ogni capitolo è quasi una storia a sé, legata nel titolo e contenuto a una spezia. La mia preferita, nemmeno a dirlo è Peperoncino rosso...