Devi sempre divagare, Clara? starete pensando. Alla faccia delle cinque "w" del cappello giornalistico, che sono il mio pane quotidiano. Tranquilli, siamo in tema. E vi spiego subito il perché. Mentre appunto io non stravedo per gli artisti dai primi Novecento in su (mentre mi incanto davanti ai mosaici parietali di Roma e Ravenna, agli affreschi di Giotto a Padova e al Simone Martini di Siena...ok, ok, torniamo al nostro post), mio padre sì. A modo suo. Con varie repliche di Modigliani appese alle pareti di casa - che, vista la smilzaggine, un po' ci somigliano e ci può stare - e con i...periodi. Qui, di artistico, c'è solo il nome. Dal buon Picasso il mio buon papà ha preso l'idea di variare il suo...stile a tavola. Fedelissimo al credo della filiera corta, e dei prodotti di stagione, è un vero creativo con le spezie, scoperte per necessità dopo il bacchettamento del dottore per il troppo sale. In principio fu il semplicissimo peperoncino rosso, spruzzato un po' di là, un po' di qua per circa due settimane. Poi l'origano. La maggiorana. Un mix bomba per spaghetti. Tutti applicati per un periodo medio di quindici giorni, per vedere l'effetto che fa, su (quasi) ogni pietanza. Con un finale che gli fa onore: mangia sempre tutto. Se per non dare soddisfazione alle nostre facce perplesse, o perché sia buono davvero, non è dato sapere.
Ebbene, oltre alla smilzaggine ho preso da lui anche questo. Solo che non mi fermo alle spezie. Quando un prodotto è di stagione, non bado alla quantità: si va giù pesante, e si prova in mille versioni.
Vediamo se indovinate in che periodo sono adesso...
Ehm, no, non è il periodo dolciario (quello è perenne), bensì quello della RICOTTA. Non so se oltre Tirreno sia fresca, cremosa, di mille qualità come qui in Sardegna, dove esplode in tutta la sua versatilità e dolcezza da novembre ad aprile.
La crostata qui sopra, frutto delle serate romane post master, è meravigliosa tiepida, spruzzata di zucchero a velo e di topping al cioccolato. Si fa cuocere in bianco la pasta frolla, lasciandola un po' crudina. Una volta raffreddata, si completa con l'impasto (250 g ricotta - io per i dolci solo capra, se si trova -, 2 uova, 100 g di zucchero, altrettanti di gocce di cioccolato o cioccolato fondente tritato), striscette di pasta frolla, e via di nuovo in forno a 180°, finchè l'impasto si addensa, si gonfia e diventa doratino (circa dopo 25-30 minuti). Nota bene: per gustarla appieno è meglio non farsi prima la coda alla vaccinara.
Tornando alla ricotta, se la voglia di fare la torta non c'è, in periodo di allattamento (e anche dopo) ho scoperto quanto sia buona semplicemente in tazza, con un filo di miele millefiori...un vero comfort sweet!
La ricotta sarda non è presente nel volume che abbino oggi al mio post, che comunque è molto carino per chi, come me, ama conoscere anche la cultura gastronomica dei luoghi che visita in viaggio.
Turisti per cacio
Edito da Newton Compton, porta la firma esperta di Laura Rangoni, autrice tra l'altro di un bel volume sulla cucina sarda di mare.
Pratica la suddivisione in formaggi freschi, a pasta molle, da taglio a pasta semidura e dura, erborinati che permettono di entrare nel vivo delle diverse tradizioni casearie italiane, e di quelle nei principali paesi europei. Oltre alla descrizione di ogni formaggio e ai dettagli sulla sua lavorazione, ogni paragrafo è completato da ricette a tema, per utilizzare al meglio ogni prodotto locale e non. Impossibile lasciarmelo sfuggire!
E pazienza se di ricotta, nel libro, c'è solo quella romana. Quasi quasi scrivo all'autrice, perché pensi al bis!
